IL CERCHIO AZZURRO
causa

Alcune ricerche hanno evidenziato che il 20% degli atleti in attività soffre di depressione, e che la percentuale sale addirittura al 50% se si considerano anche gli atleti che hanno concluso la propria carriera. La depressione in generale può avere molteplici cause: psicologiche, fisiologiche e sociali, che possono portare spesso alla autodistruzione e totale disagio psico-fisico.

La carriera di uno sportivo agonista ha, in genere, una parabola anomala rispetto a quella normale lavorativa poiché comincia molto presto (in genere un atleta comincia ad entrare nell’agonismo verso i 15 anni) e termina in una fascia d’età (35-40 anni) in cui, solitamente, per qualsiasi altro tipo di lavoro, si è al massimo delle proprie potenzialità. L’atleta si trova quindi a dover reinventare la propria vita e, soprattutto, la propria identità, essendo troppo giovane per “adagiarsi” economicamente e psicologicamente sugli allori ed i frutti della propria attività (sono infatti pochi gli atleti che, esclusi il calcio e pochi altri sport, potrebbero vivere di rendita con ciò che hanno guadagnato in carriera), e troppo “vecchi” per poter cominciare da zero una qualsiasi altra carriera lavorativa.
Chi non riesce a modificare la propria identità di atleta in qualcos’altro e quindi ridefinire i propri obiettivi, chi non sa rinunciare alla luce dei riflettori, chi non accetta di non essere più al centro delle cronache, deve affrontare una crisi drammatica, che porta spesso a dipendenze da DROGA, ALCOOL e PSICOFARMACI. E da qui il passo verso la solitudine, la indigenza, ed il suicidio è decisamente breve. Impressionante la percentuale di ex-atleti che hanno pensato al suicidio nel periodo successivo al fine carriera.